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La Grande Bugia Editoriale di Claudio Tarlazzi

La grande bugia

Logica e buon senso non sembra stiano prevalendo nel dibattito in corso nella cosiddetta riforma del mercato del lavoro (Job act la chiamano, sennò che riforma sarebbe se fosse declinata in italiano….).

Siamo , infatti di fronte a una “grande bugia”.

Si vuol far credere (e purtroppo in molti “abboccano”) che la soluzione o quanto meno l’uscita dalla profonda e persistente crisi dell’economia, e non soltanto dell’economia, sia possibile affrontando un “conflitto generazionale”, tra l’altro definito in termini assai incerti e relativi (è vecchio e obsoleto tutto ciò che non condivide le mie idee, è moderno e progressivo chi le accetta e condivide), e riducendo le tutele dei lavoratori, favorendone di fatto la precarietà e sostituendo il loro “reintegro” per i licenziamenti con indennizzi più o meno definibili “a garanzie crescenti” sempre, comunque in termini monetari. E, spingendoci sempre più innanzi su questa strada, ecco un’altra “trovata” del progetto: ridurre progressivamente la influenza della “contrattazione permanente”, offrendo così al datore di lavoro la possibilità di procedere unilateralmente nel demansionamento del lavoratore/lavoratrice e nella predisposizione dei controlli a distanza.  Tutto ciò seguendo un disegno che muove  dalla volontà di declassare  il contratto nazionale attraverso la clausola del cosiddetto “salario minimo nazionale” e introdurre e dare impulso ad una sorta di alternatività, su scelta del datore di lavoro, tra il contratto nazionale e il contratto aziendale. Un disegno questo che non solo ridurrebbe gli spazi per la tutela dei lavoratori e lavoratrici specialmente nei settori particolarmente esposti ai processi di liberalizzazione e privatizzazione, per i quali i CCNL ha spesso dovuto surrogare  la carente legislazione per la loro tutela nei cambi di appalto e passaggio di azienda, addirittura potrebbe configurarsi quale obiettivo per passare dall’attuale sistema di tutele collettive al contratto individuale negoziato direttamente tra lavoratrici/lavoratori e il datore di lavoro.  

Si proclama la volontà di assumere provvedimenti che vanno verso la eliminazione del precariato, e nel contempo si  propone invece di estendere il cosiddetto “lavoro accessorio pagato…., in vaucher.

E adesso, basta. La “grande bugia” non può, non deve incantare nessuno. Non noi, di certo, non il movimento sindacale (“in primis” la nostra UIL e la UILTRASPORTI).

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