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PREVIAMBIENTE: Intervento del Presidente, Cardoni, Convegno del 13-14 Aprile a Riccione

Buongiorno e grazie di essere intervenuti così numerosi a questa iniziativa di Previambiente sulla Previdenza complementare.  Abbiamo ritenuto utile, nell’ambito del Piano di comunicazione che il CDA del Fondo ha recentemente approvato, riconfermare, insieme ad altre  iniziative, questo annuale appuntamento con le parti istitutive del Fondo per illustrarne la gestione , per ricordarne l’utilità dell’iscrizione e per dibattere sulla previdenza complementare illustrandone i vantaggi e le prospettive. In questi anni circa 50.000 lavoratori hanno affidato i propri risparmi, il proprio  futuro previdenziale a Previambiente, oltre 1.100 aziende hanno accettato la sfida della previdenza complementare. Questo grazie innanzitutto alle fonti istitutive che in questi anni non hanno mai fatto mancare il loro sostegno ed hanno accompagnato, senza distinzione di parte, la crescita del fondo. Il suddetto Piano di comunicazione ha come obiettivo, l’intensificazione della presenza del Fondo in sedi specifiche, lo sviluppo degli interventi che possono accrescere la cultura previdenziale, di rafforzare il messaggio della valenza sociale della previdenza complementare e dei vantaggi che possono derivarne agli iscritti.

In quest’anno Previambiente ha continuato ad operare con il consueto impegno ottenendo lusinghieri risultati e questo grazie alla governance del Fondo che ha operato con professionalità, dedizione e competenza. Voglio ricordare al riguardo il Dott. Ruggini, Direttore Generale del Fondo, e i suoi collaboratori/trici: Sig.ra Berardi, il Dott. Bruno, la Sig.ra Firotto ora in maternità, la Sig.ra Mirra e la Dott.ssa Rodiciani.

La gestione di Previambiente è stata caratterizzata da un miglioramento della governance con specifico riferimento agli aspetti della trasparenza, dell’efficacia, della sana e prudente gestione, dell’accresciuta sensibilità alla redditività degli investimenti e al contenimento del rischio relativo. Le risorse destinate alle prestazioni sono pari a circa € 800.000.000,00

Ad oggi non si registrano variazioni di rilievo nei costi di Previambente. Il fondo ha oneri di amministrazione e gestione più bassi rispetto a quelli di altri strumenti di previdenza complementare; a livello di sistema sussistono margini di miglioramento. Costi eccessivi, si sa, nel lungo periodo hanno un impatto negativo sulle prestazioni (un punto percentuale di costo in più genera circa il 20% in meno di rendita). Questo dato deve essere ricordato quando il lavoratore è chiamato ad effettuare la scelta di un eventuale trasferimento ad un fondo pensione aperto. I  costi di un fondo pensione negoziale si attestano intorno al 1,2%  mentre un fondo aperto i costi sono del Costi fondi negoziali 1% e aperti 3%

Nei giorni scorsi sono intervenute nuove normative nel campo della previdenza complementare che meritano attenzione ed approfondimento e sulle le quali esprimerò  alcune considerazioni.(vedi TFR in busta paga, aumento tassazione sui rendimenti e portabilità del contributo datoriale).

Come hanno già rilevato molti osservatori,la manovra del TFR rischia di penalizzare il sistema della previdenza integrativa, ovvero di coloro che hanno deciso di versare il proprio TFR nei fondi pensione. Per due motivi. Il primo è tecnico: la legge di stabilità alza la tassazione sui rendimenti dei contributi alla previdenza integrativa dall’ 11,5% al 20%e inoltre si permette in forma volontaria l’adesione al trasferimento del TFR in busta paga poi obbligatoriamente per tre anni sino al giugno del 2018. Il secondo è di politica economica: dopo anni in cui si è detto che il sistema dei fondi pensione in Italia è tra i più arretrati d’Europa, l’aumento della tassazione non spingerà di certo i lavoratori a scegliere l’opzione pensione integrativa al posto del TFR. Per due decenni si è fatta una politica per costruire un modello fondato sulla previdenza integrativa a fronte di un parziale ritiro dello Stato e ora con la nuova norma sul TFR, con l’aumento delle aliquote sui rendimenti e sulla portabilità del contributo del datore di lavoro salta la considerazione dei rischi collegati al futuro.

E’ ipotizzabile, complice la crisi, avversità generali e differenti approcci psicologici degli individui (non tutti sono previdenti e guardinghi) che una percentuale di lavoratori possa rischiare di depauperare il TFR anticipato, arrivando poi alla pensione con meno risorse per affrontare il difficile passaggio alla terza fase della vita. Reso già difficile dal passaggio del sistema pensionistico dal modello retributivo all’attuale sistema contributivo. In un  modello di moderno welfare componente di rilievo è un sistema previdenziale che deve assicurare serenità ai meno giovani e certezze alle nuove generazioni. Il secondo pilastro previdenziale ne è elemento portante, non ridimensionabile, da consolidare ulteriormente; basato sul metodo contributivo, esso evita, tra l’altro, il trasferimento alle generazioni future del costo delle prestazioni erogate.

 Il rilancio della previdenza complementare presuppone peraltro un rinnovato e convinto impegno: del legislatore, per colmare talune carenze normative; delle fonti istitutive, per la ricerca di strumenti contrattuali innovativi, funzionali allo sviluppo delle adesioni e delle contribuzioni; dei fondi pensione per scelte organizzative e gestionali trasparenti che tutelino sempre più gli iscritti

Rilanciare un’efficace campagna informativa e formativa sulla disciplina del secondo pilastro, anche alla luce delle novità normative sopravvenute, con la massima trasparenza anche in termini di costi, tassazione e rendimenti delle diverse opzioni, risulta fondamentale nel momento in cui i lavoratori saranno chiamati a decidere se ricevere il TFR in busta paga, per consentire scelte più consapevoli circa la convenienza dei Fondi Pensione Negoziali.

E’ iniziata da qualche settimana la campagna promozionale gestita da Assofondipensione, l’associazione a cui sono iscritti numerosi fondi pensione negoziali, che ha lo scopo di informare i lavoratori sulle nuove normative per metterli in grado di operare scelte in piena consapevolezza.

 Con un tasso di sostituzione  di circa il 55%  per i pensionati futuri è già previsto un dimezzamento del tenore di vita. Se a ciò aggiungiamo che qualcuno potrebbe non poter più contare sul risparmio del TFR, il disagio sociale per alcuni futuri improvvidi pensionati sarebbe destinato ad aumentare con la manovra del trasferimento del TFR in busta paga. Chi è a favore dell’ operazione TFR indica che aumenterebbe la libertà personale dando ai singoli individui la libertà di disporre ora di una quota che comunque spetta a loro.

Qui entriamo in un campo ideologico e il dibattito resta aperto. Si può però rispondere che parlare adesso di aumentare la libertà personale su un campo minato come quello pensionistico rischia di essere fuorviante.

Anche se si tratta di scelta volontaria è bene tener conto del fatto che i giovani italiani sono tra quelli con un grado di alfabetizzazione finanziaria più bassa in Europa. Senza dubbio è la volontarietà della scelta a fare la differenza. Resta da capire se un’opzione forzata da oggettive difficoltà economiche e calata in un contesto caratterizzato da retribuzioni a volte insufficienti sia veramente una scelta libera e consapevole.

Non mi eserciterò a fare calcoli per appurare a chi conviene o meno aderire al trasferimento del TFR in busta paga. Questo lo lascio spiegare agli illustri invitati al nostro seminario. Posso solo affermare che non conviene a nessuno in modo assoluto in quanto tale scelta pregiudicherebbe il futuro previdenziale dei lavoratori, soprattutto dei giovani che entrando tardi nel mondo del lavoro e con rapporti di lavoro discontinuo a poco retribuito, hanno già ridotta la loro pensione.

Il disegno di legge sulla concorrenza prevede la piena portabilità dei contributi, compresi quelli del datore di lavoro, dai fondi chiusi, cioè istituiti da aziende e sindacati, a quelli aperti offerti da banche e assicurazioni.

La novità contenuta nel provvedimento, in questi giorni all’esame del Parlamento, riguarda appunto i contributi aziendali che si sommano a quelli del lavoratore , oltre al TFR, che finora sono andati esclusivamente ai fondi negoziali secondo gli accordi contrattuali.

Se la norma venisse approvata, e tutto fa presupporre che lo sia, il lavoratore che decidesse di trasferire la sua posizione contributiva in un fondo aperto avrebbe il diritto a portarsi dietro anche il contributo del datore di lavoro. Questa norma darà luogo a una discriminazione dei fondi negoziali che diventerebbero terreno di caccia per i fondi aperti, ancora di più di quanto lo siano allo stato attuale.

E’ un regalo, secondo me, a banche e assicurazioni, che rischia di affossare definitivamente i fondi pensione dopo le norme sul TFR in busta paga e l’aumento del prelievo fiscale sui rendimenti dall’11,50% al 20%.

Insomma siamo costretti a pagare, con la portabilità del contributo datoriale, le banche e le assicurazioni che ci fanno una spietata concorrenza. E qui permettetemi di affermare che trattasi di concorrenza sleale.

Rispetto al passato il fisco è meno generoso verso i fondi pensione negoziali: comunque, a regime, rimane molto favorevole e quindi i benefici devono essere sfruttati per intero.

Con la legge di stabilità per il 2015, come detto, l’aliquota sui rendimenti annuali dei fondi pensione è aumentata dall’ 11,50% al 20%.

Dal momento che si applica il 12,50% per gli attivi investiti in titoli di Stato (che rappresentano una parte preponderante di questi strumenti previdenziali), l’aliquota effettiva, secondo stime MEFOP, si attesta intorno al 15%. In parallelo è stata aumentata anche (dall’11% al 17%) la tassazione sulla rivalutazione annuale del TFR aziendale.

I benefici fiscali per la previdenza integrativa rimangono quindi forti.

Rimane decisamente favorevole anche il trattamento fiscale sulla prestazione finale che si ottiene dal fondo.

Ricordo l’aliquota del 15% ridotta di uno 0,50% per ogni anno di partecipazione successivo al quindicesimo, con uno sconto massimo del 6% che produce, con 35 anni di iscrizione al fondo, un’aliquota finale del 9% .

Auspico, inoltre, che con la delega fiscale, il regime di tassazione dei fondi pensione possa tornare ad essere incentivante. Ciò andrà sicuramente a favore dei lavoratori, ma anche dello Stato e del Paese che di queste risorse potrà beneficiare.

Termino affermando che la previdenza complementare è un futuro che si costruisce nel presente ed il presente è fatto di tante scelte e comportamenti che possono pregiudicarlo.

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