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Porti, l’Ue rinuncia alla liberalizzazione

13/05/2015 | E.T.F.

Bruxelles - «Troppi contrasti», nel regolamento rimarrà soltanto la trasparenza finanziaria.

Bruxelles - L’Unione europea rinuncia a portare avanti la liberalizzazione del mercato portuale comunitario. Il relatore del provvedimento al Parlamento europeo, Knut Fleckenstein, ha annunciato che dal testo sui porti verrà stralciata la parte relativa all’apertura dei servizi al mercato, perché è risultata troppo controversa. La decisione sarebbe stata concordata con la commissaria ai Trasporti, Violeta Bulc.

Rimarranno invece le norme sulla trasparenza finanziaria. Su questo tema, il relatore ha detto che chiederà lumi alla Commissione, che sta lavorando a una nuova legislazione di riferimento, la cui approvazione è prevista nel prossimo dicembre.Si chiude così per l’ennesima volta il tentativo portato avanti dalla Commissione di dare un quadro normativo unitario, improntato a una maggiore libertà di mercato, al mondo portuale del Vecchio continente. La ritirata, però, potrebbe essere soltanto strategica. In realtà l’Unione europea rimane molto attivo sul fronte portuale con una serie di contenziosi che riguardano però singole realtà, come ad esempio quella spagnola. Ma con questa decisione ammette la propria debolezza a intervenire in maniera organica e a imporre una politica uniforme in un settore geloso delle proprie autonomie e delle proprie corporazioni, che hanno storie e modelli diversi nell’Europa settentrionale e in quella meridionale.La commissione parlamentare per i Trasporti di Strasburgo avrebbe dovuto votare sulla proposta di regolamento a metà del prossimo settembre, ma il calendario dovrà essere confermato dopo i cambiamenti annunciati da Fleckenstein. Questo presenterà il suo rapporto perché venga discusso durante l’estate. Dopo il voto della commissione il testo passerà all’aula, con un voto che secondo l’Ecsa, associazione europea degli armatori, avrebbe potuto tenersi in sessione plenaria già entro la fine dell’anno. Dopo questa prima lettura, avrebbe dovuto cominciare la revisione del testo assieme al Consiglio europeo con la possibilità di arrivare alla seconda lettura entro il 2016.L’ulteriore svuotamento di contenuti del testo potrebbe far cambiare i tempi di approvazione. «La posizione che adotterò - ha dichiarato Fleckenstein, come riporta il settimanale “El Vigia” - sarà diversa da quella della passata legislatura. Non parlerò dell’apertura al mercato e non ci saranno eccezioni come invece c’erano nella precedente versione. Questo tema è stato controverso fina da principio. Per qualcuno era troppo poco, per altri troppo». Fleckenstein ha lasciato intendere di agire in accordo con l’attuale Commissione europea, guidata da Jean-Cladue Juncker. «La nuova commissaria (Violeta Bulc, ndr) va avanti con un obiettivo molto pragmatico. Non c’è la stessa euforia verso la liberalizzazione che manifestava il suo predecessore nell’incarico», ossia Siim Kallas.La posizione di Fleckenstein prende in contropiede l’Ecsa, che invece preme perché la liberalizzazione torni al centro dell’agenda. Gli armatori vogliono non soltanto che rimangano nel testo i servizi tecnico nautici, ma anche che vengano reintrodotte le norme su movimentazione della merce e sui servizi ai passeggeri.«La movimentazione della merce - ha scritto Ecsa in un appello al Parlamento europeo - e i servizi ai passeggeri, assenti dalla proposta originale, sono le parti più significative dei costi di una toccata in un porto. Quindi dovrebbero essere inclusi e regolati da una norma dell’Unione europea».Mentre a Burxelles la proposta perde vigore, in Spagna si combatte per salvare l’attuale sistema. La Commissione europea ha contestato l’organizzazione delle società di manodopera portuale e in particolare l’obbligo di parteciparvi per le imprese che operano in un dato scalo. Il governo di Madrid è al lavoro per presentare a Bruxelles un testo accettabile.

Alberto Ghiara - maggio 06, 2015

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