Uiltrasporti



IX CONFERENZA ORGANIZZAZIONE UIL: intervento del Segretario generale Uiltrasporti Claudio Tarlazzi


IX Conferenza di Organizzazione UIL

Intervento di Claudio Tarlazzi

Roma, 3 – 5 novembre 2016

Con la Conferenza di Bellaria di 4 anni fa si intraprese un percorso di cambiamento; oggi, nella logica della continuità, dobbiamo porci l’obiettivo di accelerarne il processo di evoluzione, per essere protagonisti e non spettatori del governo dei mutamenti dell’economia, che incidono profondamente nel contesto sociale. Diversamente, sarebbe sempre più difficile tutelare le persone, lavoratrici, lavoratori e pensionati. 

Allo stato attuale, sono molti i fattori che non fanno decollare la nostra economia, come mostrano i dati sulla produzione industriale, sui consumi e sull’occupazione in forte rallentamento, dopo l’effetto prodotto nel 2015 dall’incentivo per le assunzioni stabili. Le crisi aziendali non tendono a diminuire, determinando ampi spazi di incertezza, anche per le modifiche al sistema degli ammortizzatori sociali, nonostante il positivo intervento rivendicato dalla UIL nelle aree complesse di crisi industriale. Nell’ambito dei trasporti assistiamo, infatti, a crisi generalizzate in tutti i settori, dal trasporto aereo, al trasporto su gomma, al comparto marittimo, a quello portuale. E se l’andamento dei trasporti rappresenta il termometro della nostra economia, le cose continuano a non andare bene, diversamente da come, invece, ce le stanno rappresentando.

Alcuni problemi dipendono da decenni di mancata modernizzazione del Paese, da mancati investimenti pubblici e privati, dai mancati adeguamenti idrogeologici, dall’assenza di piani di messa in sicurezza del patrimonio edilizio, in larga parte costruito senza rispetto dei più elementari criteri antisismici. Altri, invece, sono ormai atavici e mai combattuti con decisione, quali la corruzione e l’evasione fiscale, o derivano da profonde disfunzioni pubbliche, come l’eccessiva burocrazia o l’alto costo energetico. Per dare risposte adeguate ad alcuni di essi, occorrerà partire principalmente da quel nostro Sud fin troppo dimenticato, realizzando infrastrutture ferroviarie e portuali di collegamento con le reti Ten-t, per migliorare il sistema nazionale dei trasporti e per attrarre i volumi di merce che transitano nel Mediterraneo verso l’Europa.

E se questi problemi richiedono risposte urgenti, non è altrettanto rinviabile, pena la stagnazione della nostra economia, dare maggiore capacità di spesa alle famiglie, ai pensionati, ai lavoratori. Un fisco più equo non è solo un problema di giustizia sociale, ma da questo dipende la stessa capacità di sviluppo e di crescita del Paese, dal momento che la nostra economia è sostenuta per il 75% dal consumo interno.

Il reddito disponibile delle famiglie si sta assottigliando progressivamente, anche per l’aumento delle imposte locali e per un sistema sanitario pubblico che spinge sempre di più il cittadino verso il privato per qualità delle prestazioni e per tempi di attesa.  

Bene l’intervento a favore dei pensionati a basso reddito, ma ancora non è sufficiente visto che il 39,6% di essi vive con meno di 1.000 euro al mese. E se sul piano fiscale è opportuna la riduzione dell’IRES per l’imprese, lo deve essere altrettanto per il mondo del lavoro dipendente, così come va intrapresa una lotta più incisiva contro il lavoro nero.

Va ridata dignità al lavoro, quel ruolo che in questa economia di mercato abbiamo visto sempre più indebolito e mercificato.

Siamo ancora lontani dal recuperare i 25 punti persi di produzione industriale così come i 10 punti di PIL e il milione di posti di lavoro. In un simile contesto di debolezza, la risposta deve essere un nuovo sistema di relazioni industriali, chiave di volta della democrazia e della ripresa economica, per garantire tutela e diritti ai lavoratori, dal momento che non ci potrà mai essere nessuno sviluppo economico accettabile senza sviluppo sociale.

In questo senso non è rinviabile un modello di sviluppo fondato sull’innovazione e sulla qualità del lavoro, che individui nella complementarietà tra la contrattazione di I e di II livello, nel coinvolgimento dei lavoratori ai programmi di sviluppo dell’impresa e nel rispetto delle regole, i fattori essenziali per un adeguato sistema di relazioni industriali, fondato sull’inclusione.

Un modello che, quale fattore di crescita e sviluppo del Paese sotto il profilo dei diritti e delle tutele, si realizza declinando le regole ed il salario derivante dai rinnovi dei CCNL ed estendendo l’esercizio della contrattazione di II livello aziendale o territoriale, per meglio cogliere le specificità delle diverse realtà produttive e per sviluppare ulteriori dinamiche salariali.

Ed un sistema di relazioni industriali efficace non può far a meno della bilateralità, quale modello di partecipazione attiva delle parti sociali per la valorizzazione del lavoro e delle tutele, in un contesto di equilibrio con dinamiche di sviluppo economico e di produttività.

Bilateralità, quindi, intesa come riduzione della distanza tra capitale e lavoro, capovolgendo l’interpretazione primitiva che molte aziende, soprattutto di piccole dimensioni, danno alla produttività, assumendola come reintroduzione di una nuova forma di schiavitù in epoca moderna!

Con un approccio di democrazia economica, i lavoratori sono maggiormente coinvolti nelle scelte dell’azienda traguardando una maggiore produttività come conseguenza del benessere lavorativo, della valorizzazione del lavoro quale elemento fondamentale di sviluppo dell’azienda, delle relazioni umane, degli investimenti tecnologici ed innovativi.

Al di là dell’industria 4.0, questa sarebbe la vera rivoluzione culturale per la ripresa economica e per una cultura di impresa maggiormente orientata alla produzione e alla responsabilità sociale, piuttosto che alla speculazione. Bene, pertanto, gli incentivi fiscali che saranno previsti nella legge di stabilità per la contrattazione di II livello, per la produttività e per la pariteticità, ma essi devono diventare misure strutturali.

Bilateralità significa poi previdenza complementare, sanità integrativa, forme di sostegno al reddito e di accompagno alla pensione, formazione professionale e sicurezza sul lavoro, tutte articolazioni del welfare contrattuale che mai devono diventare sostitutive del servizio pubblico, ma che comunque devono rafforzarsi, per garantire tutele laddove lo Stato purtroppo indietreggia.

Non viene meno, pertanto, il nostro impegno per affermare e rivendicare il diritto al lavoro, così come il diritto al buon lavoro, cosa che troppo spesso l’eccesso di domanda ha fatto venir meno in termini di qualità e di tutele, alimentando la tragica spirale del lavoro a basso costo, degli appalti al massimo ribasso, della diminuzione di sicurezza sul lavoro e a tratto generale della diminuzione della qualità dell’offerta. Intanto i nostri giovani vanno all’estero (39.000 giovani andati via nel 2015).

Il ruolo del sindacato ed in particolare della nostra organizzazione assume, pertanto, fondamentale rilevanza per rispondere a questi bisogni collettivi. Se è sempre più evidente una delusione crescente e la sfiducia degli italiani motivata dai comportamenti del quadro politico, che non ha risparmiato nemmeno le forme tradizionali dell’associazionismo, non possiamo permettere che si intacchi anche il nostro sindacato, che ha le carte in regola per uscire dal populistico giudizio del “tutti uguali”. La UIL, infatti, attraverso i valori del lavoro, della democrazia e dell’equità ha già dimostrato che con l’impegno e la determinazione può essere protagonista del cambiamento di questo Paese, anche nella difficile fase in cui  il governo non voleva dialogare con noi, poi superata per motivi che vogliamo credere non siano solo perché ci avviciniamo al referendum. Lo ha dimostrato nel difficile equilibrio che ha saputo tenere tra le diversità e le ambiguità di CGIL e CISL.

E tutto questo ci ha permesso di portare a casa un buon risultato in ambito previdenziale, che sebbene non sia una modifica sostanziale alla legge Fornero - colpevole di aver fatto cassa sulle spalle dei lavoratori, di ingiustizie sociali e di gravi conseguenze sul piano occupazionale e quindi anche economico - rappresenta un’inversione di tendenza che salutiamo con soddisfazione. Soprattutto sono arrivate le prime risposte positive e concrete sui lavori gravosi, usuranti e per i lavoratori precoci, con un approccio scientifico al problema dell’usura in determinate attività, che auspichiamo porterà all’individuazione di altre categorie di lavoratori sulla base del dato infortunistico, dello stress da lavoro e delle aspettative di vita al momento della pensione. Questo è quello che volevamo; un approccio scientifico ad un tema così importante, perché non si possono dare risposte uguali a problemi diversi e nemmeno risposte diverse a problemi uguali. E se questo risultato è soprattutto frutto della determinazione della UIL significa che siamo sulla strada giusta. Raggiungeremo sempre più e sempre migliori risultati nell’interesse generale e del bene comune, se sempre più sapremo consolidare un processo identitario basato sulla valorizzazione dei servizi della UIL e sul sistema rete, facendo delle strutture territoriali e regionali il nostro punto di forza, attraverso la valorizzazione, il coinvolgimento e la partecipazione dei delegati di base nei luoghi di lavoro. Se ogni volta che ci accingiamo alle elezioni delle RSU o RLS otteniamo splendidi risultati, questo per noi deve essere uno stimolo a fare sempre meglio.

C’è comunque molto da fare per recuperare al sindacato giovani, donne, precari e studenti, tutti portatori di problemi di genere, di età e di cultura che non possono rimanere fuori dal nostro sindacato, che vuole stare al passo coi tempi che cambiano. Tutto questo passando anche attraverso la ristrutturazione delle stesse sedi di rappresentanza, come già in UILTrasporti abbiamo fatto riducendo le sedi congressuali da 108 a 75, senza comunque depotenziare i presidi territoriali, mantenendone la piena funzione operativa e garantendo rappresentatività e autorevolezza. Certo, la modifica degli assetti organizzativi e delle modalità operative richiedono un progetto che risponda in prospettiva al rafforzamento dell’organizzazione. Ulteriori processi di aggregazione territoriale, come già abbiamo condiviso nel Consiglio nazionale UILTrasporti, andranno pensati in modo flessibile con tempi di realizzazione adeguati, affinché rispondano alla più ampia condivisione. Tutto ciò con l’obiettivo di rilancio della capacità di azione della nostra organizzazione, e non certo di concentrazione del potere nelle mani di pochi, garantendo rappresentatività, rappresentanza di genere, spazi di affermazione dei più giovani, contenimento dei costi ed investimento in formazione, in potenziamento dei sistemi di comunicazione e sui delegati per i quali le agibilità sindacali sono sempre più ridotte.

Altro punto che ha trovato d’accordo tutto il Consiglio Nazionale UILTrasporti, è l’adozione di un sistema omogeneo e trasparente di gestione economico-finanziaria, mediante uno schema di bilancio di esercizio certificato, redatto secondo i principi della competenza economica ed un Collegio dei Revisori dei Conti esterno, il cui Presidente è iscritto all’Albo dei Revisori Contabili. Con i Segretari Generali Regionali stiamo altresì valutando anche il progetto di regionalizzare il controllo amministrativo attraverso l’adozione di un unico tesoriere e collegio e del bilancio regionale certificato.

Condividiamo, pertanto, il documento base di questa Conferenza, riconoscendovi in larga parte quanto abbiamo già realizzato da tempo in UILTrasporti.

E’ la passione che deve motivare questa attività, nel momento in cui si inizia e nel proseguo, certo non il profitto personale. La nostra missione è troppo importante, tesa a rappresentare i bisogni dei lavoratori in un contesto di economia di mercato che tende a comprimere diritti e tutele. Va da sé che il rapporto di fiducia con gli iscritti deve stare alla base di tutto ciò.

È per questa ragione che non devono esserci dubbi sulla nostra onestà e sui valori etici che stanno alla base della nostra organizzazione. E questo deve essere la nostra stella polare; non tanto per la Stampa o per le trasmissioni televisive della disinformazione, ma per il rapporto di fiducia che abbiamo con i nostri “azionisti” che sono i lavoratori. Questi valori che hanno fatto crescere la UIL, vanno meglio formalizzati nello Statuto  e nel Regolamento, ribadendo concetti che nella pratica sono già ampiamente osservati da chi fa dell’attività sindacale una regola di vita, che in nessun caso deve essere offuscata da altri tipi di interesse se non quello della militanza, della responsabilità individuale e collettiva, della trasparenza e della coerenza. Questo dobbiamo difendere.

Se sapremo valorizzare le nostre potenzialità e la nostra determinazione la UIL continuerà a crescere anche in futuro.

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