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AMBIENTE-LOGISTICA-PORTI



TARANTO: lavoro, formazione, Agenzia

A distanza di circa quattro mesi dalla firma dell’Accordo di Programma Quadro e  del Protocollo d’Intesa tra parti sociali, istituzioni e Governo per dare risposte alla crisi strutturale del transhipment marittimo nei porti italiani, che ha travolto i grandi terminal container di Gioia Tauro e di Taranto, Uiltrasporti Taranto ha organizzato il convegno “Politiche industriali. Il lavoro, la formazione, l’Agenzia”.

Il transhipment dei contenitori è una pratica di economia di scala delle compagnie di linea di navi portacontainer, che ottimizza i viaggi di trasferimento transoceanici. Essendo dunque un’esigenza che nasce non dai caricatori ma dai liners stessi, richiede costi molto bassi per essere efficiente. La sensibile riduzione di carichi e noli per la crisi economico-finanziaria internazionale, che ha portato al fallimento o sulla sua soglia grandi compagnie di navigazione, ha poi ulteriormente ridotto i traffici container e creato una situazione di mercato ancor più oligopolistica.

Questo per far trasparire ai non addetti ai lavori il significato di quanto, tra gli interventi al Convegno, ha sintetizzato Ivano Russo, dirigente degli Uffici di diretta collaborazione del Ministro Delrio, affermando “Non stiamo gestendo delle vertenze, ma la crisi del settore industriale del transhipment, quindi l’azione del  Ministero delle infrastrutture e Trasporti è quella di riconvertire le infrastrutture”.

Gli argomenti centrali del dibattito sono stati il porto e l’Agenzia per la somministrazione di lavoro in demanio portuale e per la riqualificazione professionale, uno strumento innovativo che proprio in questi giorni è stato oggetto di una nota di esortazione congiunta Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti perché sia inserito nella Legge di Bilancio in iter di approvazione, per garantire la copertura delle risorse necessarie alla sua operatività.

Il provvedimento interviene a scongiurare la perdita occupazionale secca di 520 lavoratori portuali a Taranto e di 400 a Gioia Tauro, impedendo contemporaneamente in questi porti la depauperazione di competenze e professionalità specifiche, necessarie alla movimentazione dei carichi in arrivo ed in partenza dalle banchine.

Ma non solo. Intervenire nei porti di Gioia e di Taranto è un punto di partenza fondamentale per restituire a quei territori del Sud italiano strumenti di sviluppo secolarmente negati, ma ormai improcrastinabilmente necessari per la ripresa economica del Paese.

La sola città di Taranto, ha sottolineato Giancarlo Turi, Segretario generale Uil Taranto, ha un tasso di disoccupazione di oltre il 18%, di cui oltre il 60% composto da giovani. Ciononostante, Carmelo Sasso, Segretario generale Uiltrasporti Taranto, è stato portavoce e testimone nel corso del dibattito di un nuovo approccio che sta performando coloro che finora hanno resistito e continuano a vivere nel Sud Italia: “Non siamo andati a Roma con il cappello in mano” ha ribadito Sasso riferendosi ai lavoratori portuali dell’ex terminalista TCT ”ma a spiegare le esigenze del territorio e le nostre idee per intervenirvi”.

Le possibilità di ripresa per il porto sono reali, secondo Federico Pirro, docente di Storia dell’Industria presso l’Università degli Studi di Bari, a partire dallo sviluppo dell’industria cantieristica specializzata in piattaforme offshore per esplorazioni ed estrazioni minerarie e dalle demolizioni navali, che troverebbero a sostegno la forte domanda di rottami di ferro delle acciaierie di 2° livello.

Sergio Prete, Presidente-pioniere (insieme a Zeno D’Agostino a Trieste) della nuova  Autorità di Sistema portuale del Mar Jonio - introdotta dalla riforma della governance dei porti approvata nel Decreto Madia a fine luglio scorso che ha reso possibile l’organizzazione di 57 porti di interesse nazionale in 15 autorità di sistema - ha sottolineato: “Non possiamo basare la competizione con gli altri porti del Mediterraneo, che registrano bassi salari, basso costo della vita e zero welfare, sul lavoro, perché ne pagherebbero le conseguenze i lavoratori.  Con TCT si è rotto sul lavoro: volevano la mobilità per tutti”. Ma Prete ha anche dato elementi di discontinuità rispetto al passato. “Il vero problema è che l’attività di un porto non può essere basata sul monocliente. Per questo ci stiamo dedicando alla diversificazione delle attività portuali”. Il progetto di sviluppo polifunzionale  che sta portando avanti da tempo, avendo ricoperto la carica di Presidente della vecchia Autorità portuale e poi di Commissario del porto, prevede anche che parte delle banchine restino pubbliche, restituendo ai moli e al porto un’importante quanto strategica funzione infrastrutturale, tristemente seppellita negli ultimi decenni in molti porti italiani. Tra gli elementi essenziali di competitività del porto, per Prete il pool di manodopera.

A concludere il Convegno Claudio Tarlazzi, Segretario Generale Nazionale Uiltrasporti, che è intervenuto dando organicità complessiva alle argomentazioni emerse durante gli interventi della mattinata.  Egli non solo ha inquadrato l’Agenzia nell’ambito della politica attiva del lavoro, ma ne ha anche sottolineato la sua caratteristica innovativa  quale risultato del lavoro congiunto di Ministero, sindacato e di tutti coloro che hanno avuto interesse per soluzioni comuni di prospettiva e non semplicisticamente tampone. Infatti, l’Agenzia “non è solo un ammortizzatore sociale, ma ha il ruolo di riqualificare e ricollocare i lavoratori. Voglio chiarire che non è un art. 17 nuovo (art.17 della L.84/94 definisce il lavoro portuale a chiamata) che si sovrappone al vecchio. Per quanto riguarda le operazioni portuali la richiesta andrà fatta al 17, che a sua volta potrà rivolgersi all’Agenzia se non ce la fa a soddisfare la domanda. Tutte le altre attività insediate nell’area portuale per qualsiasi esigenza e tipologia di manodopera potranno rivolgersi direttamente all’Agenzia. Dopo i 3 anni previsti per la ricollocazione dei lavoratori, quelli eventualmente ancora non inseriti in altre attività, confluiranno nell’art. 17”.  

“Con il progetto di sistema nazionale previsto dal Ministro Delrio, le infrastrutture ora passano dalla visione localistica a quella in cui prevale la logistica e i collegamenti fra modalità, territori, imprese manifatturiere. Obiettivo del Piano è promuovere infrastrutture utili e collegamenti, e su questo principio non possiamo che essere d’accordo” ha poi proseguito.

Anche secondo il Segretario generale l’area di Taranto ha tutte le condizioni operative per svilupparsi al meglio. “È già zona franca (area in cui sono concessi benefici doganali e/o fiscali alle merci che vi transitano. Ha forte attrattiva commerciale)” – ha ricordato Tarlazzi – “ma sarebbe ancor meglio se fosse dotata anche di Zes (Zona Economica Speciale: oltre ai vantaggi di una zona franca, si aggiungono vantaggi fiscali per le imprese produttive che vi si insediano). Sarebbe una grossa opportunità per il porto, che ha le stesse potenzialità di sviluppo di Gioia Tauro”. Infine, sottolineando la visione di prospettiva futura che deve sostanziare l’Agenzia, ha rimarcato “ I lavoratori non dovevano pagare scelte che noi avevamo già più volte criticato in tutti questi anni. Un porto non deve mai essere nelle mani di un solo terminalista”.

di Giovanna Visco

NOTA: Questo convegno si è svolto il 21 novembre, qualche ora prima che la Camera bocciasse l’emendamento del Governo di costituzione della Agenzia. La decisione è grave. Ora si aspetta che il Senato durante il proprio iter di approvazione della Legge di Bilancio recepisca il danno e rimedi alla bocciatura della Camera.  La Uiltrasporti  ha intanto diffuso questo comunicato

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