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TARLAZZI, UN'ITALIA SPACCATA IN DUE. IL NOSTRO RUOLO E’ QUELLO DI APRIRE PIU’ SPAZI AL MONDO DEL LAVORO

UN ITALIA SPACCATA IN DUE. IL NOSTRO RUOLO E’ QUELLO DI APRIRE PIU’ SPAZI AL MONDO DEL LAVORO


L’esito delle elezioni ci consegna una Italia spaccata in due: il Movimento 5 Stelle si è imposto in tutto il Centro Sud, mentre al Nord ha prevalso quasi interamente il centro destra. Questo risultato apre scenari inconsueti e complicati per la formazione del prossimo governo. Entrambi si sono imposti come forze politiche di rottura e di antisistema, con orientamenti distanti dai valori di integrazione europea e con programmi elettorali molto diversi tra loro, ma accumunati da ambiziose promesse di difficile attuazione.
Avremmo preferito un’offerta politica migliore, con al centro la costruzione di un modello Paese che sappia intercettare i bisogni delle persone, partendo non da un irrealistico reddito di cittadinanza, bensì da una strategia vincente per aumentare le opportunità di lavoro, la sua qualità, il benessere lavorativo, le produzioni, la qualità delle infrastrutture per una mobilità delle persone e delle merci più rispondente alle necessità di spostamento dei pendolari e degli studenti, maggiormente adeguata ad intercettare la domanda crescente di turismo e più capace di attrarre nuovi insediamenti produttivi.
Bisogna farsi carico dei più deboli, dando loro dignità e spazio di affermazione, non sussidi inutili quanto dannosi.
Assistiamo in sostanza alla sconfitta della socialdemocrazia (caso comune, del resto, a gran parte del resto dell’Europa). Sconfitta della socialdemocrazia non certo per intervento di politiche neoliberiste, comunque sempre presenti, ma per volontà dei cittadini che con il voto hanno espresso tutto il disagio e preso le distanze da partiti di “sinistra”, che avrebbero dovuto essere i garanti delle loro esigenze e che invece si sono dimostrati incapaci di cambiare la loro offerta politica, condizionata in primo luogo da un Segretario di partito vittima di se stesso.
Non è un caso se i maggiori consensi del Movimento Cinque Stelle sono risultati ove più alta è la disoccupazione, più alto il disagio sociale, più carenti le infrastrutture e più difficile avere l’opportunità di affermare la propria identità umana e sociale.
Chi governerà (se e quando governerà) dovrà tenere conto che 1/3 dei votanti ha votato per dire di “no” a tutte le altre forze in campo e più del 50% dei votanti si è espresso per la rottura del sistema.
Anche noi, come sindacato, dobbiamo tener conto di questo.
Il mondo cambia, le realtà raccontano verità diverse e noi che siamo istituzionalmente i difensori delle fasce più deboli del mondo del lavoro, dei giovani, delle donne e di coloro che il lavoro non riescono a trovarlo, dobbiamo saper trovare le forme di lotta e gli strumenti di confronto per assolvere ai nostri doveri ed evitare che il cambiamento non lasci a terra i più deboli.
L’economia sociale e di mercato, quale equilibrio tra elementi economici e attenzione ai problemi sociali, deve essere il nostro obbiettivo per non far prevalere nel XXI secolo la pura logica dell’economia di mercato.
Qualcuno potrà chiederci: “facile a dirsi, ma come farete a mantenere questi impegni?”
Sappiamo bene che nessuno ci spianerà la strada. Ma sappiamo anche che solo un movimento sindacale forte, con obiettivi e idee forti e chiare potrà adempiere a questo ruolo. Per due ragioni: perché il sindacato non è un alieno, come invece molte altre forze della società democratica (e non) hanno dimostrato di essere dinanzi alla perdurante sfiducia mostrata loro dai cittadini; e perché lasciare l’egemonia delle scelte che riguardano tutta la società ai portatori di interessi monopolistici e tesi al lucro speculativo sarebbe come riconoscere il diritto di asilo anche al concetto di neo schiavitù.
Non faremo questo errore, del resto se vogliamo prestare orecchio ad una sorta di eco della storia, esso ci dice che “non si è protagonisti se non si recita un ruolo”.
Come UIL, come movimento sindacale, il nostro ruolo è quello di aprire più spazi al mondo del lavoro.
Lo faremo con lo stesso impegno e con la stessa determinazione che finora ci ha consentito di conseguire risultati di alto profilo per la classe lavoratrice e per le persone in generale, con la stessa equidistanza di sempre dai partiti, con l’immutato approccio riformista e laico che ci porta a giudicare i Governi nel merito di ciò che realmente producono per il bene del Paese.
Con questo approccio affrontiamo le nostre fasi congressuali, dove democraticamente eleggiamo i dirigenti della Uiltrasporti.
L’affrontiamo orgogliosi di quanto fatto fino ad ora e motivati a proseguire nell’impegno per il bene comune e l’interesse generale.
L’affrontiamo non con aleatorie promesse, bensì con i piedi ben saldi per terra e con attenzione ad un mondo del lavoro che chiede tutele, diritti e opportunità, ben consci che tutelando il lavoratore si tutela la persona e quindi si contribuisce allo sviluppo equilibrato della società, ove ora è fin troppo presente il rancore che si manifesta nei modi più svariati. Anche nelle cabine elettorali.
                                                       

                                                                                          Claudio Tarlazzi

 

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