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Recovery: Sindacati, se confermate inserite norme che stravolgono regole porti. Ci opporremo

23/04/2021 | Ufficio stampa

Roma 23 aprile - “Con un solo colpo si inseriscono due norme che stravolgono il mercato regolato dei porti, cancellando decenni di regole e sana occupazione, favorendo perdita di posti di lavoro, precarietà e peggioramento degli standard della sicurezza sul lavoro”. Ad affermarlo i segretari generali Filt Cgil, Stefano Malorgio, Fit Cisl, Salvatore Pellecchia e Uiltrasporti Claudio Tarlazzi sull’autoproduzione delle operazioni portuali a bordo delle navi e sul cumulo delle concessioni nei porti, spiegando che “se fossero confermati i testi del Pnrr che stanno circolando, ci troveremmo di fronte ad un’invasione di campo sui temi dei trasporti e dei porti, in particolare che dà il segno di come qualcuno confonda ancora una volta le riforme del Paese con la riduzione dei diritti del lavoro, facendo arretrare le lavoratrici e i lavoratori italiani rispetto a colleghi dei principali paese europei”.


“Infatti - proseguono i tre dirigenti sindacali - mentre si afferma che l’Italia è proiettata sempre più nel modello europeo si cancellano le recenti norme che hanno rafforzato le regole sull’autoproduzione. Un’offesa alle migliaia di lavoratori che hanno lottato per avere regole certe ed incontrovertibili sul ruolo e le mansioni che i lavoratori dei porti e del trasporto marittimo sono chiamati a rispettare. Una destrutturazione grave e pesante che colpisce ancora una volta il lavoro portuale ed i suoi addetti con pesanti ricadute sulla sicurezza, a vantaggio di alcuni grandi armatori, nonostante i vari benefici già riconosciutogli anche attraverso norme europee”.

“Inoltre - spiegano Malorgio, Pellecchia e Tarlazzi - l’azzeramento della norma di cui al comma 7 dell’articolo 18 della legge 84/94 porta al superamento del divieto di monopolio nei porti. Il cumulo delle concessioni non può essere un tema che si affronta tra pochi intimi senza alcun confronto preventivo con le parti sociali chiamate poi a dirimere le evidenti ricadute derivanti da questa ulteriore forzatura”.

“Tutto questo - affermano infine i tre segretari generali - non è competitività ma un danno ad una parte significativa dell’economia del Paese alla quale siamo pronti ad opporci immediatamente con tutti gli strumenti a nostra disposizione”.

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