di Marco Verzari – Segretario Generale Uiltrasporti
Nell’antica Grecia, durante le Olimpiadi veniva dichiarata l’Ekecheiria, la cosiddetta tregua olimpica che sospendeva tutte le guerre in atto. Le Olimpiadi invernali che si stanno svolgendo a Milano-Cortina non hanno purtroppo avuto lo stesso effetto sui tanti conflitti che siamo costretti a vivere oggi, ma sono servite invece a mettere in discussione ancora una volta nel nostro Paese un diritto fondamentale per le lavoratrici e i lavoratori, quello della libertà di sciopero.
Sindacati irresponsabili e che non hanno a cuore l’immagine e il buon nome dell’Italia, durante lo svolgimento delle Olimpiadi hanno osato proclamare, peraltro secondo le regole e con il dovuto anticipo, uno sciopero in due compagnie aeree che da oltre un anno negano alle proprie lavoratrici e ai propri lavoratori il rinnovo contrattuale, con i legittimi adeguamenti salariali e normativi. Il Ministero dei Trasporti, che in questi 20 mesi di vertenze avrebbe potuto intervenire agevolando il confronto tra le controparti e spingendo per una soluzione rispettosa dell’impegno e del lavoro di tutti, ha deciso invece di farlo solo a poche ore dallo sciopero attraverso la precettazione.
Ancora una volta il Dicastero guidato dal Ministro Salvini ha voluto curare la febbre e non l’infezione, come se la proclamazione di uno sciopero fosse un capriccio per i lavoratori e non l’ultima ratio per risolvere i conflitti e difendere i propri diritti.
Nel mondo dei trasporti, che in particolare negli ultimi anni è sempre più colpito dalla precarietà, dalla liberalizzazione selvaggia, dalle esternalizzazioni e da un costante taglio al costo del lavoro, il diritto di sciopero non è un capriccio, ma è l’ultimo e unico strumento che i lavoratori e le lavoratrici hanno per far sentire la propria voce e chiedere sicurezza, stabilità, rispetto e investimenti pubblici reali.
Al di là dell’ultimo singolo episodio, assistiamo oggi ad un continuo tentativo di indebolire il diritto di sciopero con precettazioni, tentavi di rendere più stringenti le norme già esistenti e con una narrazione che tenta di colpevolizzare i lavoratori davanti all’opinione pubblica. È inaccettabile che ogni vertenza venga ridotta a un problema di ordine pubblico, invece che riconosciuta come momento di confronto sociale legittimo.
Abbiamo avuto da sempre un approccio molto responsabile nei confronti del ricorso allo sciopero, consapevoli che si tratti di una libertà importante e irrinunciabile che non deve limitare altre libertà altrettanto importanti. Nei trasporti, ad esempio, la legge 146/90, unitamente alle innumerevoli regole di settore, già assicura pienamente il rispetto del diritto alla mobilità attraverso la garanzia dei servizi minimi; i problemi della mobilità italiana non possono però essere scaricati sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori e risolversi limitando il diritto di sciopero.
Nella maggior parte dei casi le proclamazioni di sciopero sono imputabili a problematiche che possono essere risolte con il buon senso, parliamo ad esempio del mancato rispetto o rinnovo, da parte delle aziende, dei contratti collettivi, degli accordi sottoscritti fra le parti e, peggio ancora, del mancato pagamento delle retribuzioni. Basterebbe dunque adoperarsi per rimuovere le cause del conflitto e non comprimere ulteriormente l’esercizio di un diritto costituzionale già fortemente privato della sua forza di creare le condizioni per risolvere le criticità e tutelare i diritti e gli interessi legittimi delle lavoratrici e dei lavoratori dei trasporti; non è certamente questa la strada giusta per garantire dignità lavorativa e una mobilità di qualità.
Difendere il diritto di sciopero significa difendere la Costituzione, la democrazia e la dignità del lavoro. Significa tutelare anche l’interesse generale, perché una società in cui i lavoratori non possono più protestare è una società destinata a indebolirsi, a perdere coesione, giustizia, futuro. E noi continueremo a difendere questa libertà sempre, dentro e fuori la tregua olimpica.




