Di Marta Pietrosanto – Uiltrasporti Trasporto Aereo
Dietro l’apparente efficienza del Mercato Unico europeo, ormai trentennale, dietro i cantieri che crescono in silenzio all’alba, i campi che producono cibo per milioni di persone, gli aeroporti che non dormono mai e gli hotel sempre illuminati, esiste un’altra Europa: quella delle tute impolverate, dei turni spezzati, delle mani che puliscono e raccolgono, dei contratti che cambiano nome ma non sostanza. È l’Europa delle filiere infinite, dove il lavoro scorre di palmo in palmo come una merce e le responsabilità si dissolvono a ogni passaggio. Un’Europa spaccata tra chi beneficia del profitto sulle spalle di chi instancabilmente fatica ogni giorno.
In questo spazio opaco, fatto di subappalti a cascata e intermediari senza volto, i diritti si assottigliano, i salari si comprimono, la sicurezza diventa una variabile dipendente dei costi. E così, la promessa originaria di integrazione e prosperità rischia di trasformarsi in una competizione silenziosa al ribasso, dove il prezzo più alto lo paga sempre chi lavora.
Unite dallo slogan “Stesso lavoro, stesso luogo, stessi diritti”, il 10 febbraio, le Confederazioni Europee EFBWW (European Federation of bulding and wood workers), EFFAT (European Federation of Food, Agriculture and Tourism) ed ETF (European Trasport Federation) con rappresentanti delle organizzazioni sindacali ad esse aderenti, si sono date appuntamento a Strasburgo, sulla piazza antistante il Parlamento Europeo. L’obbiettivo? Portare sotto gli occhi del Parlamento Europeo l’impellenza di una Direttiva che fornisca maggiori limiti, regole e imposizioni sugli appalti pubblici. La Uiltrasporti, aderente all’ETF, era presente in piazza, così come la Uila, la Feneal e la Uiltucs, aderenti alle altre federazioni coinvolte nella manifestazione, insieme ad organizzazioni sindacali provenienti da tutta Europa. Bisogna agire e bisogna agire ora, perché i problemi che affliggono il settore sono numerosi, primo fra tutti quello della sicurezza, lunghe catene di subappalti rendono oscuro il responsabile dell’applicazione delle fondamentali norme sulla sicurezza, costando, a volte, la vita di lavoratori e lavoratrici e rimanendo, inoltre, impuniti. Essenziale è anche un controllo sui contratti applicati, non è più pensabile né dignitoso, nella nostra Europa, veder lavorare spalla a spalla due lavoratori che svolgono la stessa mansione ma che prendono paghe diverse, questo è quello che succede nelle dinamiche dei subappalti a cascata, il cosiddetto fenomeno del dumping.
Dumping è una parola banale, una come le altre, se non fosse che questa parola determina differenze abissali di paga nonché di diritti. Altro nodo importante per le filiere è che vengano chiariti, già in fase di appalto, i contratti che si intendono applicare, che devono essere sottoscritti dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, ciò sarebbe un vantaggio, oltre che per lavoratori e lavoratrici, anche per le imprese che seguono in maniera corretta e rispettosa le norme e si vedono spesso sovrastare da aziende pirata che svalutano il lavoro così come la vita delle persone. Più controlli sull’applicazione delle norme, dei contratti, sull’osservanza degli orari di lavoro e sul rispetto dei diritti umani. Indispensabile è anche porre un limite alle catene di subappalto, individuare i settori a rischio di frode in materia di appalti dove sono necessari maggiori controlli nonché impedire che l’attività principale dell’appalto venga data in subappalto. Bisogna fare rumore per tutti quei lavoratori e lavoratrici vittime di dumping, sfruttamento, caporalato, lavoro precario e stipendi a ribasso, fare rumore in vista della votazione al Parlamento Europe prevista per il 12/02.
Qual è quindi la posta in gioco dietro la richiesta di una Direttiva sugli appalti?
Il Mercato Unico Europeo è stato presentato per anni come una promessa di prosperità condivisa. Ma oggi la domanda che ci poniamo davvero è, verso dove stiamo andando? Verso un mercato fondato sulla dignità del lavoro o su un modello competitivo che scarica i rischi sui lavoratori? Il dibattito sul “dark side of subcontracting”, il lato oscuro del subappalto, è entrato con forza nell’agenda politica grazie alle organizzazioni sindacali.
L’eurodeputata Benedetta Scuderi (The Greens) lo ha detto con chiarezza: la competitività deve essere uno strumento al servizio delle persone, non di poche multinazionali. Le richieste avanzate dalle aziende di meno regolazione e di semplificazioni delle norme non possono tradursi in un arretramento delle tutele. Una direttiva sul subappalto – ha sottolineato – serve a ristabilire equità, responsabilità e sicurezza. Il caso del cantiere Esselunga di Firenze è stato evocato come simbolo: circa 60 livelli tra appalti e subappalti, cinque lavoratori morti. In questi modelli frammentati, quando accade una tragedia, chi paga davvero sono solo i lavoratori, spesso con la vita.
Per Livia Spera, Segretaria Generale ETF, è proprio la regolazione a fare la differenza contro il crescere dei sentimenti antieuropei: un’Europa percepita come permissiva verso gli abusi alimenta sfiducia. Un’Europa che garantisce diritti ricostruisce consenso.
Anche Tom Deleu, segretario generale EFBWW, ha riportato il tema alla sua semplicità originaria: non c’è nulla di più semplice che un’azienda che assume direttamente i propri lavoratori. L’occupazione diretta come norma, non come eccezione. L’esperienza di alcuni settori europei della filiera delle costruzioni dove i livelli di subappalto sono limitati dimostra che modelli con due soli livelli possono funzionare.
Sul piano legislativo, la Commissione, con la Vicepresidente Esecutiva Roxana Mînzatu, ha collegato il tema al futuro Quality Jobs Act, previsto per il 2026. L’obiettivo dichiarato è conciliare competitività e qualità del lavoro. Ma resta aperta la tensione politica: “stay competitive” non può significare accettare una concorrenza costruita sull’abbassamento degli standard e dei diritti.
Nel confronto parlamentare, figure come Johan Danielsson (S&D) e Leila Chaibi (The Left), insistono sulla necessità di strumenti più forti: responsabilità solidale lungo tutta la catena, definizione dei settori a rischio, limitazioni stringenti, fino a un massimo di due livelli di subappalto, nei comparti più esposti.
Il nodo centrale resta la responsabilità. Senza una responsabilità solidale piena, soprattutto nei casi cross-border, le imprese possono continuare a frammentare la filiera per diluire obblighi e sanzioni. E senza una revisione delle regole sugli appalti pubblici, il denaro pubblico rischia di finanziare modelli che producono concorrenza sleale. La vera posta in gioco non è tecnica ma politica e sociale: il Mercato Unico deve essere uno spazio di dignità della vita e del lavoro, oppure accettiamo che diventi terreno fertile per l’abuso? La risposta determinerà non solo le regole del subappalto, ma il senso stesso del progetto europeo nei prossimi anni.
Bruxelles, 12 febbraio 2026: Il Parlamento Europeo ha adottato il rapporto della Commissione EMPL (Employment and Social Affairs Committee) sulle catene di subappalto e sugli intermediari del lavoro, invitando la Commissione Europea a proporre una Direttiva ambiziosa nell’ambito del Quality Jobs Act.
Sebbene alcuni passi essenziali del testo proposto siano stati rimossi, come ad esempio il limite a due livelli e la piena responsabilità solidale, le Federazioni hanno ugualmente accolto con favore il voto come passo chiave per contrastare lo sfruttamento, il dumping sociale e la concorrenza sleale nei settori costruzioni, agricoltura, alimentare, turismo e trasporti. Finalmente il lavoro dignitoso, diretto e rispettoso delle persone è nell’agenda del Parlamento Europeo.




