di Marco Verzari – Segretario Generale Uiltrasporti
Viviamo in un’epoca di grandi transizioni che assumono sempre più i contorni di vere e proprie spaccature della società che dobbiamo imparare a gestire e governare.
Prendiamo come esempio la transizione tecnologica che, con lo sviluppo e la diffusione dell’intelligenza artificiale, sta portando enormi cambiamenti sul piano economico e sociale ancora prima che il tema venga affrontato in modo serio e sistematico dalla politica.
Lo scorso febbraio il tribunale di Roma ha ritenuto legittimo il licenziamento per giustificato motivo oggettivo di una lavoratrice il cui lavoro, nell’ambito di una riorganizzazione per crisi aziendale, era stato sostituito con l’AI. Notizia più recente il licenziamento di tutti i 37 dipendenti della filiale italiana di un’azienda americana che ha motivato la decisione con un nuovo modello organizzativo, basato su sistemi integrati con l’intelligenza artificiale.
Questo andamento dimostra che la nostra società sta costruendo un nuovo campo di gioco su interessi diversi, che non vedono più contrapposti capitale e lavoro, ma piuttosto si basano sul conflitto tra profitto e lavoro e questa per noi è una cosa inaccettabile.
Se non si approfondisce fino in fondo la questione si corre il rischio di demonizzare l’intelligenza artificiale facendola diventare lo spauracchio da combattere, il vero problema però non è l’algoritmo: l’Intelligenza Artificiale è un’inevitabile tappa del processo evolutivo tecnologico, ma non cambia i parametri di riferimento, la vera sfida riguarda la capacità del sistema di accompagnare l’innovazione con strumenti di tutela e riqualificazione adeguati.
In questo contesto il nostro compito è quello di tutelare e preservare l’umanità del lavoro senza dimenticare mai che la base del nostro agire sta proprio in questo, favorendo il benessere delle lavoratrici e dei lavoratori.
La Uil già da tempo sta affrontando il tema in modo proattivo puntando sulla formazione, sulla tutela dei lavoratori e soprattutto sulla contrattazione, elemento imprescindibile per governare la tecnologia e fare in modo che sia al servizio del lavoro e non il contrario.
Tentare di fermare il progresso sarebbe come cercare di bloccare il mare, e invece deve essere usato per migliorare la vita delle persone redistribuendo ricchezza e sapere. È questo il passaggio che davvero manca oggi; nel contesto attuale, in cui aumentano le disuguaglianze, l’obiettivo prioritario è pensare a come creare opportunità e tutele per tutti, per preservare appunto quell’umanità del lavoro che troppo spesso viene sacrificata in nome dell’efficienza e del profitto.
Un film italiano di qualche anno fa raccontava proprio di una realtà distopica in cui l’alienazione verso la tecnologia era direttamente collegata alla perdita dei diritti dei lavoratori; il titolo del film è un’accusa verso una società che, di fronte all’avanzare di algoritmi e sfruttamento, rimane inerte e passiva: “E noi come stronzi rimanemmo a guardare”. Ecco, questo è quello che non vogliamo e non possiamo fare noi, dobbiamo essere pronti a studiare, conoscere e governare l’intelligenza artificiale per tutelare sempre di più e sempre meglio le lavoratrici, i lavoratori e soprattutto il lato umano del lavoro.



