Cybersecurity e trasporti 

Cybersecurity e trasporti 

Di Valentina Moriello – Uiltrasporti Campania  

Nel cuore della società contemporanea, i trasporti non sono più soltanto infrastrutture fisiche — strade, ferrovie, porti, rotte marittime e corridoi aerei — ma complessi sistemi digitali interconnessi. Software di gestione, sensori, satelliti, piattaforme di scambio dati, sistemi automatizzati e intelligenze artificiali governano oggi la mobilità di persone e merci su scala nazionale ed europea. 

Questa trasformazione ha reso il sistema dei trasporti più efficiente, integrato e sostenibile. Ma ha anche aperto una nuova frontiera di vulnerabilità: la sicurezza informatica, ormai inseparabile dalla sicurezza fisica delle infrastrutture, dei lavoratori e dei cittadini. 

Il settore dei trasporti, considerato a tutti gli effetti un settore strategico, è forse anche uno di quelli più a rischio. La crescente integrazione con i sistemi informatici, infatti, ha ampliato in modo esponenziale la superficie di attacco. Reti di segnalamento, controllo del traffico, navigazione e gestione logistica convivono con piattaforme digitali spesso progettate in epoche in cui il rischio cyber non era centrale. 

Tuttavia, oggi, gli attacchi non sono più ipotesi teoriche. Ransomware, phishing, e manipolazioni dei sistemi di controllo hanno dimostrato di poter bloccare servizi essenziali, interrompere catene di approvvigionamento, causare ritardi, disservizi e, nei casi più gravi, mettere a rischio la sicurezza operativa. 

In questo contesto, la cybersecurity non può più essere considerata una questione tecnica riservata agli specialisti, ma diventa un tema di sicurezza pubblica, economica e di impatto sociale. 

Uno degli ambiti più esposti è sicuramente il settore marittimo; navi e porti utilizzano sistemi digitali per la navigazione satellitare, la gestione del carico, le comunicazioni e il collegamento continuo con le sedi a terra. Proprio in questo ambito, un attacco informatico può tradursi rapidamente in perdita di controllo della rotta, interferenze sui sistemi di sicurezza, danni ambientali e rischi per l’equipaggio. 

È in questo scenario che si inserisce la recente circolare del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, emanata lo scorso dicembre, che richiama armatori e operatori all’integrazione del rischio cyber nei sistemi di gestione della sicurezza (ISM Code), alla mappatura dei sistemi critici di bordo, all’adozione di procedure di prevenzione e risposta agli incidenti e alla formazione del personale. 

Il messaggio istituzionale è netto: un attacco informatico a una nave non è un evento astratto, ma un fattore che può compromettere direttamente la sicurezza della navigazione e delle persone. 

Ma la stessa logica attraversa l’intero sistema dei trasporti. 

Anche le ferrovie, sempre più automatizzate e centralizzate, dipendono da sistemi digitali di segnalamento e controllo del traffico: un attacco cyber può provocare interruzioni del servizio e blocchi di nodi strategici. 

Nel settore aereo, la digitalizzazione riguarda aeroporti e aeromobili: check-in automatizzati, gestione bagagli, controllo del traffico aereo, manutenzione e comunicazioni satellitari rendono l’aviazione estremamente efficiente, ma anche altamente dipendente dalla sicurezza informatica. 

Anche strade e logistica sono coinvolte. Mezzi di trasporto digitalizzati, semafori intelligenti, piattaforme digitali di gestione delle merci e sistemi di pedaggio elettronico rendono la cybersecurity una condizione imprescindibile per garantire continuità dei servizi e tutela dei dati. 

La dimensione cyber dei trasporti assume oggi una valenza che va oltre la tecnica. Le infrastrutture digitali sono diventate nuove “strade invisibili”, sulle quali si giocano equilibri economici e geopolitici.  

Perché colpire i trasporti significa colpire la mobilità delle persone, la circolazione delle merci, il lavoro e la fiducia nei servizi pubblici. È una destabilizzazione silenziosa, ma estremamente efficace. 

La risposta non può essere frammentata. Le iniziative nazionali, come quella del MIT per il settore marittimo, si inseriscono in una strategia europea più ampia che punta a costruire un sistema di mobilità resistente, sicuro e affidabile. La cybersecurity non è solo una questione tecnologica, ma anche culturale e organizzativa: formazione continua, cooperazione tra pubblico e privato, condivisione delle informazioni sugli incidenti, integrazione della sicurezza informatica nella governance dei trasporti. 

In questa prospettiva, la tutela della sicurezza digitale riguarda anche il lavoro, le professionalità e le competenze di chi ogni giorno garantisce il funzionamento dei servizi di trasporto. 

In questo scenario di profonda trasformazione digitale, il tema della cybersecurity incrocia in modo diretto anche il mondo del lavoro. La sicurezza informatica non riguarda solo sistemi e infrastrutture, ma le condizioni di chi opera quotidianamente nei trasporti: lavoratrici e lavoratori, tecnici, operatori, equipaggi, personale di terra. 

È qui che il ruolo del sindacato diventa centrale. Difendere e promuovere il lavoro significa oggi accompagnare l’innovazione, governarla e non subirla, rivendicando percorsi di formazione continua, aggiornamento professionale e acquisizione di nuove competenze, anche in ambito di cybersecurity. 

Le competenze digitali e la consapevolezza del rischio cyber devono entrare a pieno titolo nelle politiche del lavoro e nei sistemi di tutela, per evitare che la transizione tecnologica produca nuove fragilità occupazionali, scarichi responsabilità sui lavoratori o crei diseguaglianze tra chi è formato e chi ne resta escluso. 

La sicurezza delle infrastrutture passa anche dalla sicurezza del lavoro e dalla valorizzazione delle professionalità: perché senza competenze adeguate, nessun sistema digitale può dirsi davvero sicuro.