Di Livia Spera, Segretaria generale della Federazione europea dei lavoratori dei trasporti (ETF)
La nuova attenzione della Commissione europea alla mobilità militare e alla preparazione plasmerà il modo in cui i sistemi di trasporto saranno finanziati, gestiti e regolamentati per gli anni a venire. Investimenti in infrastrutture a duplice uso, nuove norme per l’attraversamento delle frontiere e piani per il rapido dispiegamento dei lavoratori vengono sviluppati in nome della resilienza. Ma resilienza per chi, e per quale scopo?
Le recenti crisi hanno mostrato chiaramente l’importanza dei lavoratori dei trasporti. Sono loro a trasportare personale ed equipaggiamenti militari, aiuti alle popolazioni in difficoltà e beni essenziali quando l’economia è costretta a fermarsi. Tuttavia, il settore dei trasporti non è sufficientemente resiliente, a partire proprio dai suoi lavoratori, che ne rappresentano l’anello più debole.
Per i lavoratori dei trasporti, queste questioni non sono astratte. In una crisi, i governi possono requisire mezzi di trasporto civili e i lavoratori che li operano per usi militari o di emergenza. Nella maggior parte dei Paesi europei, la legislazione definisce già come ciò possa avvenire. Ma ciò che spesso accade nei momenti di crisi deve essere evitato: garanzie fondamentali come una retribuzione equa, la sicurezza sul lavoro e il diritto di sciopero devono continuare ad applicarsi. La preparazione non può avvenire a scapito dei diritti dei lavoratori.
La posizione dell’ETF affonda le sue radici nella convinzione fondamentale del movimento sindacale secondo cui pace e giustizia sociale sono inseparabili. La sicurezza dell’Europa dipende da lavori dignitosi, da servizi pubblici forti e dal controllo pubblico delle infrastrutture, nonché da una governance democratica dei sistemi di trasporto. Quando le politiche trattano i trasporti solo come un asset logistico e i lavoratori come una risorsa usa e getta, minano la stessa resilienza che dichiarano di voler costruire.
Il dibattito sulla mobilità militare rischia di approfondire questa contraddizione. Miliardi di euro vengono destinati all’adattamento di strade, ponti e porti civili per il trasporto di carri armati e di equipaggiamenti militari pesanti. Allo stesso tempo, come conseguenza dell’austerità, linee di trasporto pubblico essenziali vengono chiuse, i servizi ferroviari ridotti e la cronica carenza di personale continua a mettere a rischio la sicurezza in tutta Europa. Se l’Europa riesce a trovare i fondi per muovere le armi più velocemente, deve anche trovare i fondi per muovere le persone in sicurezza.
La sicurezza non nasce dalla militarizzazione. Nasce dagli investimenti nelle persone e nelle infrastrutture che sono al loro servizio. I lavoratori dei trasporti hanno dimostrato, più e più volte, la loro capacità di tenere l’Europa in movimento durante le crisi, dalla pandemia alle catastrofi naturali. Meritano politiche che valorizzino la loro competenza e dedizione, che garantiscano livelli di personale sicuri e offrano una formazione adeguata e una retribuzione equa. La preparazione riguarda la capacità dell’industria dei trasporti di trattare lavoratori e utenti con rispetto nel lungo periodo, garantendo così che i sistemi di trasporto siano pronti e solidi nei momenti di crisi.
Il nuovo approccio “che coinvolge l’intera società” della Commissione alla preparazione non deve trasformarsi in un altro esercizio calato dall’alto, in cui le decisioni vengono prese senza coloro che fanno funzionare i trasporti. I sindacati e le parti sociali devono essere coinvolti in ogni fase della pianificazione e dell’attuazione. La partecipazione dei lavoratori non è un ostacolo burocratico: è la migliore garanzia che qualsiasi risposta alle emergenze sia efficace, equa e legittima.
I decisori politici dovrebbero inoltre garantire che i finanziamenti per la preparazione e la sicurezza non vadano a scapito della spesa sociale o degli obiettivi ambientali. L’Europa non può costruire un futuro resiliente sottraendo risorse alla sua forza lavoro e ai servizi pubblici. Gli investimenti devono rafforzare le fondamenta sociali dei nostri sistemi di trasporto.
La vera preparazione inizia con la fiducia, e la fiducia si conquista con l’equità. Se i governi si aspettano che i lavoratori dei trasporti svolgano un ruolo nella risposta alle crisi a livello nazionale o europeo, devono anche garantire che questi lavoratori siano protetti, rispettati e adeguatamente remunerati. Una strategia che lascia i lavoratori sovraccarichi, sottopagati e inascoltati non è una strategia di resilienza.
L’Europa ha certamente bisogno di prepararsi alle crisi future, ma dovrebbe prepararsi alla pace, non a una militarizzazione permanente. La capacità di spostare persone, merci e forniture essenziali in sicurezza nei momenti di bisogno è una questione di sicurezza civile e di giustizia sociale, non solo di difesa. Un’Europa pronta alle crisi deve prima di tutto essere un’Europa pronta a proteggere le sue persone.



