No ai passi indietro sulla tutela contro la violenza sessuale: la contrarietà della UIL alle modifiche dell’art. 609-bis 

No ai passi indietro sulla tutela contro la violenza sessuale: la contrarietà della UIL alle modifiche dell’art. 609-bis 

Di Giulia Valentini – Uiltrasporti Umbria 

Il disegno di legge di modifica dell’art. 609-bis del Codice penale, in materia di violenza sessuale, ha subito al Senato una svolta che rappresenta un grave arretramento sul piano giuridico e culturale.  

Il testo approvato alla Camera – votato all’unanimità a seguito di un accordo politico tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein – introduceva un principio chiaro e coerente con gli standard internazionali: il riferimento al “consenso libero e attuale” come elemento centrale nella definizione del reato.  

Al Senato, invece, la formulazione è stata modificata su proposta della Senatrice Giulia Bongiorno, sostituendo il concetto di consenso con quello di “volontà contraria”. Una modifica che cambia radicalmente l’impostazione della norma.  

Il passaggio dal principio del consenso a quello della volontà contraria rischia di spostare nuovamente l’attenzione sulla necessità, per la vittima, di dimostrare un’opposizione esplicita. Si tratta di un’impostazione che non solo appare in contrasto con l’evoluzione della giurisprudenza nazionale, ma che si discosta dagli obblighi assunti dall’Italia con la ratifica della Convenzione di Istanbul nel 2013.  

La Convenzione stabilisce con chiarezza che il consenso deve essere valutato come manifestazione libera della volontà della persona, nel contesto delle circostanze concrete. L’assenza di un “no” esplicito non può e non deve essere interpretata come assenso.  

Tornare a una formulazione che valorizza la “volontà contraria” rischia di:  

  • aggravare il percorso giudiziario per chi ha subito violenza;  
  • rafforzare stereotipi e pregiudizi sulla condotta della vittima;  
  • rendere più difficile l’accertamento delle responsabilità;  
  • indebolire il messaggio culturale secondo cui ogni atto sessuale richiede un consenso libero, consapevole e attuale.  

La modifica introdotta al Senato rappresenta, secondo la Uil, un arretramento rispetto ai passi avanti compiuti negli ultimi anni sul piano normativo e culturale. In un contesto in cui i dati sulla violenza di genere continuano a destare allarme, il legislatore dovrebbe rafforzare gli strumenti di tutela, non indebolirli.  

“Per queste ragioni, abbiamo espresso fin da subito la nostra ferma contrarietà alla nuova formulazione dell’art. 609-bis e chiediamo che venga ripristinato il riferimento esplicito al consenso libero e attuale” dichiara Sheeba Servetto, referente per la Uil all’interno dell’Osservatorio sul fenomeno della violenza nei confronti delle donne e sulla violenza domestica c/o il Ministero per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità.  

“Abbiamo inoltre deciso di essere al fianco di qualsiasi realtà che ha deciso di portare avanti questa lotta e di aderire al Lab Consenso, Scelta,  Libertà. Saremo presenti per ribadire che la tutela della libertà e dell’autodeterminazione delle donne non può essere oggetto di compromessi al ribasso” continua Sheeba Servetto. 

Per questo motivo siamo state/i in piazza il 28 febbraio, aderendo ad un’iniziativa nazionale che universalmente rifiutava tutte le modifiche che ci arretreranno di anni sui diritti conquistati dalle donne. 

La lotta contro la violenza sessuale non è solo una questione giuridica: è una battaglia di civiltà. E su questo terreno non accettiamo passi indietro.