RIDARE DIGNITÀ AL PAESE, ALLE PERSONE, AL LAVORO.

Porti, Tarlazzi: no a logica di far cassa indirizzando asset strategici ai privati. Nella riforma lavoro tema prioritario

Porti, Tarlazzi: no a logica di far cassa indirizzando asset strategici ai privati. Nella riforma lavoro tema prioritario

“Dai porti italiani passa il 75% delle merci in import ed export, quasi 500 milioni di tonnellate per un valore economico che supera i 300 miliardi, privatizzarli sarebbe come se ognuno di noi vendesse l’acceso di casa propria: sicuramente non un grande affare!”

Lo ha detto il Segretario Generale della Uiltrasporti Claudio Tarlazzi che questo pomeriggio è intervenuto ad un incontro dal titolo “Le proposte del Pd per il futuro della portualità italiana” organizzato nell’ambito della Festa Nazionale dell’Unità di Ravenna.

“Pensare di far cassa – ha proseguito Tarlazzi – vendendo asset infrastrutturali strategici del Paese come i porti o (come qualcuno ha ipotizzato) l’Enav, soprattutto in un momento così delicato per la circolazione delle merci con le limitazioni ai valichi alpini, significa non avere lungimiranza perchè in questo modo si rischia di subordinare gli interessi del Paese a quelli dei grandi gruppi commerciali, perdendo il controllo sui punti di accesso del nostro Paese.

Già nel ’94 l’Italia è stata antesignana in Europa per quanto riguarda la privatizzazione delle operazioni portuali, ma anche con le necessarie riforme che devono essere fatte nel settore, l’ambito demaniale e il sistema di regolazione devono mantenere un’impostazione pubblicistica. È proprio questa garanzia di terzietà che fino ad oggi ha limitato il determinarsi di squilibri nell’ambito della concorrenza e dello sviluppo dei traffici, evitando di favorire grandi gruppi privati per lo più stranieri e di mettere a pregiudizio l’autonomia dello stato con conseguenze dirette sullo sviluppo armonico dei porti e sul piano occupazionale.

Preoccupante è anche – ha detto ancora Tarlazzi – l’intervento recentemente fatto dall’Antitrust che ha chiesto al governo di cambiare la recente legge sull’autoproduzione a bordo nave e di prevedere la fungibilità dei lavoratori da un’impresa all’altra in presenza di più concessioni nello stesso porto e per la stessa merceologia, dimostrandosi così più vicina agli interessi dei grandi gruppi commerciali che a quelli dei lavoratori. L’Antitrust dovrebbe tutelare la sana concorrenza nel Paese, mentre invece la vediamo intervenire in un modo che alimenta dubbi rispetto alla genuinità delle considerazioni fatte.

Non dobbiamo poi dimenticare – ha concluso il Segretario Generale della Uiltrasporti – che il fulcro dello sviluppo dei sistemi portuali è il lavoro portuale, per questo motivo è fondamentale che le parti sociali vengano coinvolte e partecipino ai processi decisionali e di riforma, fornendo il proprio contributo in termini di crescita. La decisione ad esempio di estromettere le parti sociali dai tavoli degli organi decisionali delle AdSP, assunta nella riforma del 2016 “Delrio”, si è dimostrata profondamente errata, lasciando affiorare quelle fragilità che in alcuni contesti hanno finito per ingessare le attività dei Comitati di gestione. Tra i temi per noi fondamentali in questa discussione ci sono sicuramente la sicurezza con le norme di adeguamento dei decreti 272/99 e 271/99, la formazione e il ricambio generazionale con il riconoscimento del lavoro usurante ed l’emanazione del decreto attuativo del fondo di accompagno all’esodo, argomenti sempre più centrali e importanti considerando anche lo sviluppo tecnologico che sta investendo questo settore”.