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AMBIENTE-LOGISTICA-PORTI



PORTUALI: lettera del Segretario Odone sul lavoro portuale

 Il Segretario nazionale Marco Odone ha scritto alla testata The Meditelegraph per dare il contributo della Uiltrasporti al dibattito suscitato dai recenti dati sulla Culmv. 

Per Uiltrasporti l'impresa terminalista e le imprese ex artt.17 quali unici fornitori di lavoro temporaneo portuale ricoprono un ruolo centrale nei porti ed è necessario attivare strumenti di riequilibrio degli organici. A seguire la lettera di Odone che spiega motivi e propone alcune soluzioni.
 
 
L’articolo apparso nei giorni scorsi sul The MediTelegraph, in cui si sono analizzati i dati di produttività della Culmv, ritengo “certifichi” quello che noi come parti sociali sosteniamo da tempo, sull’esigenza non più rinviabile di ritracciare e consolidare gli equilibri della forza lavoro in porto.
Se infatti in questi ultimi anni le imprese ex artt.17 della L. 84/94 oltre alla funzione di lavoro portuale temporaneo hanno svolto nei porti il ruolo di naturali ammortizzatori sociali, oggi, alla luce di come si è evoluto il lavoro sulle banchine, del progressivo invecchiamento in termini anagrafici dei lavoratori portuali e delle caratteristiche specifiche del lavoro di banchina (H24, flessibilità su orari, turni e festività, integrazione, interferenze), è necessario individuare strumenti flessibili che consentano il ricambio generazionale ed il giusto equilibrio degli organici operativi di terminal, imprese art. 16 e artt. 17.
Infatti, è proprio attraverso l’introduzione dell’organico porto, così come richiamato anche dal Console della Culmv Antonio Benvenuti in risposta ai dati diffusi da The MediTelegraph, congiuntamente all’attivazione di strumenti che consentano l’uscita anticipata di tutti i lavoratori delle imprese portuali in attesa della maturazione dei requisiti per la quiescenza, che si possono raggiungere due obiettivi di primaria importanza: 
- riequilibrare gli organici tra tutte le imprese operanti in porto in base alle tipologie di traffico, alla loro strutturazione ed alle esigenze di operatività delle navi
- accompagnare alla pensione tutti i lavoratori più anziani, gli inabili e coloro che hanno subito più di altri l’usura del lavoro portuale. 
In tale contesto non va poi dimenticato di inserirvi anche i lavoratori delle AP, che alla luce della creazione delle AdSP potrebbero necessitare anche loro di questi strumenti.
A questo punto sorge legittima la domanda: ma le risorse dove le troviamo? 
Basterebbe che ognuno degli attori coinvolti ci mettesse un quid, come ad esempio avviene per alcuni fondi contrattuali, unitamente alla riallocazione delle risorse del comma 15bis dell’art.17 della L.84/94, senza escludere tasse di scopo introdotte da ogni singola AdSP, per realizzare le coperture finanziarie necessarie.
Questi nuovi strumenti consentirebbero di riconfermare i ruoli centrali dell’impresa terminalista e della imprese ex artt.17 quali unici fornitori di lavoro temporaneo portuale, ma in un nuovo equilibrio dinamico della forza lavoro complessiva del porto. 
Solo così la portualità italiana potrà reggere la sfida del futuro.
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